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L’AZIENDA

La pasta com’era prima di Lavoisier

Lavoisier, padre della chimica,con lui nasce la chimica. In quei tempi non esisteva il BIOLOGICO, il BIODINAMICO,il CONVENZIONALE.

Esisteva il NATURALE, tutto proveniva da un poderoso abbraccio tra l’opera (non sempre necessaria) dell’uomo e le potenzialità della natura.

Ecco, la sfida è questa: Ritornare a produrre in modo naturale, riadottando le antiche pratiche di coltivazione del tempo in cui la chimica non c’era, per disporre di alimenti salubri e quindi facilmente digeribili.

Vediamo come fare.

VOGLIA DI FARE…..

Oltre tre decenni quale agronomo responsabile di una sede di assistenza tecnica agricola dell’ESA, in un ampio territorio di circa 30.000 ettari della provincia di Palermo (Camporeale, Roccamena, Monreale, San Cipirello e Alcamo), due agronomi, due periti agrari e collaboratori vari a fianco degli agricoltori del territorio.

Grande, grandissima attenzione è stata destinata alla cerealicoltura anche se debbo oggi affermare che una molteplicità di fattori hanno di fatto e, per molti aspetti, peggiorato la forza economica del comparto.

L’abbandono della coltivazione degli antichissimi grani duri (Russello, Tumminia, Perciasacchi,ecc), dei vecchi grani duri (Senatore cappelli, Capeiti,ecc) a favore della comparsa nello scenario produttivo del CRESO e dei suoi eredi genetici, se da un lato ha permesso di triplicare le classiche rese di grano, dall’altro non solo non ha determinato un reale incremento del reddito per gli agricoltori ma ha fortemente peggiorato la qualità delle nostre produzioni.

Così, laute concimazioni chimiche al posto della secolare vecchia rotazione grano-erbai di sulla, diserbi generalizzati in sostituzione delle scerbature manuali, hanno sicuramente favorito l’industria chimica ma danneggiato qualità degli alimenti, ambiente e falde acquifere.

Una situazione quindi molto compromessa rispetto al passato ma, come se non bastasse, che è stata ulteriormente VIOLENTATA dall’industria del settore.

La necessità di disporre di grani ad alto tenore proteico ha favorito l’importazione di grano estero ad alto indice proteico ottenuto grazie all’indiscriminato uso di intollerabili molecole chimiche.

A completare il già penoso contesto la non sempre ben controllata importazione di grani, non dico provenienti da Cernobil (anche), ma da paesi ove non esistono controlli nella fase delle produzione e della conservazione, con frumenti a basso, bassissimo prezzo, stivati per anni in ambienti malsani.

La domanda a questo punto sorge spontanea:

COSA MANGIAMO ?????????

Siamo noi, per pura decadenza fisica, che stiamo diventando tutti intolleranti a moltissimi alimenti, glutine compreso, oppure i nostri signori stomaci, le nostre “pance”, i nostri villi intestinali non riconoscono più ciò che viene loro somministrato?

Secoli, millenni nei quali l’alimento principale è stato il pane e la pasta, considerati grazia di Dio, altro che intolleranze.

Ed allora alla luce di queste considerazioni, cosa fare:

Due ipotesi

IPOTESI A:

Non mangiare più pasta e pane (e tanti altri alimenti) INVEROSIMILE .

IPOTESI B :

Rifornire il nostro motore energetico di prodotti genuini che hanno accompagnato e ben sostenuto l’esistenza stessa dell’uomo. REALIZZABILE.

Da parte mia, ho deciso, per me, per i miei familiari ed i miei nipotini, i miei amici e quanti vorranno, il ritorno alla alimentazione con pasta perfettamente uguale a quella che mangiavano i nostri nonni , i nostri antenati..

Come?

Coltivando in azienda il grano più diffuso nei secoli passati nella provincia di Palermo e in gran parte della Sicilia e cioè il Russello, solo ed esclusivamente, adottando gli antichi metodi di coltivazione (quando non veniva utilizzato alcun concime o diserbante chimico semplicemente perché non esistevano) e fare pasta semplicemente con semola di grano del nostro russello prodotto nell’anno in corso, con acqua delle nostre montagne, trafilando a bronzo e pastificando a temperature di circa 40-42° e con tempistica di 18-24 ore.

E NON SOLO……

I nostri ceci, le nostre lenticchie, le vecchie familiari fave locali e quant’altro i nostri terreni sono in grado di fornire in termini di qualità e bontà debbono tornare ad arricchire le nostre tavole e riprendere l’antico percorso del gusto in salubrità.

Ciò viene personalmente garantito, ripeto, adottando le antiche pratiche di coltivazione e cioè niente concimazioni chimiche solamente quelle organiche, niente diserbi chimici ma scerbature manuali, esclusione totale di insetticidi ed anticrittogamici.

QUESTO E’ UN PRECISO IMPEGNO CHE ASSUMO, impegno che deve accompagnare tutto il percorso produttivo, dalla semina del grano e dei legumi al loro consumo.

Nasce così “ San Cipirello Natural Food” con prodotti provenienti dall’attività agricola di San Cipirello e delle due valli che lo circondano e cioè la valle del Belice e la valle dello Jato.

L’obiettivo : portare sulle nostre tavole SEMPRE ED ESCLUSIVAMENTE prodotti che siano a presidio e tutela della nostra salute.

Grazie per l’attenzione.

Gioacchino Crifasi Agronomo

NB: Relativamente alle lenticchie la commercializzazione sarà avviata nell’autunno del 2019 in quanto in atto si dispone di una piccola quantità della vecchia tipologia locale che per quest’anno viene utilizzata solamente per la semina.